La fragranza che cade. Testimonianza olfattiva di un momento cruciale.
Ispirata alla memoria di un piccolo albero affaticato, in un giardino privo di verde, dove i frutti, giunti al termine del loro ciclo, si abbandonavano in silenzio al suolo. Nel gesto di raccoglierli, le mani conservavano più della semplice polpa zuccherina: il profumo della terra imbevuta, l’essenza del fango.
Questa composizione fonde l’ingenuità dell’infanzia con la saggezza della disillusione, il tepore della buccia con il silenzio del sottoterra. Note di pesca matura, accordi di pioggia, viola e osmanto. Un sentore che narra di mani segnate da quella verità spoglia di orpelli, intrinseca a ogni memoria vivente. Una sostanza densa, dove non c’è separazione tra ciò che svanisce e ciò che persiste sulla pelle.













