La paura dei clown, nota anche come coulrofobia, è una fobia relativamente comune e spesso fraintesa.
Questa paura può manifestarsi in vari gradi di intensità, da un leggero disagio a un terrore paralizzante, e si ritiene che abbia radici profonde nella psiche umana.
La cultura popolare ha amplificato la paura di queste figure attraverso rappresentazioni negative e spaventose. Un esempio emblematico è il personaggio di Pennywise, il clown malvagio del romanzo “It” di Stephen King, che ha terrorizzato generazioni di lettori e spettatori e che è il fondamento dell’ispirazione di questa fragranza.
La coulrofobia, può avere un impatto significativo sulla vita quotidiana delle persone che ne sono afflitte. Situazioni comuni come feste di compleanno per bambini o eventi circensi possono diventare fonte di stress e ansia. In casi estremi, la sola vista di un’immagine di un clown può scatenare una reazione di panico.
L’ambiguità, infatti, è la laguna dei pensieri, i movimenti impacciati sporcati d’arte proiettano le nostre angosce, assottigliano il volto e descrivono la cattiveria.
Ma l’Arte autentica interviene sulla cattiveria di facciata come interviene sull’animo. Solo lei produce questo corto circuito capace di annullare ciò che induce al negativo sulla cattiveria. L’Arte descrive ma non limita e non ama esasperare la negatività. La descrive, perché esporla fa sì che la materia della Bellezza prenda il sopravvento anche in situazioni negative.
Qualcuno ha bisogno di essere cattivo ma solo l’altro può circoscrivere il suo limite nella strada della solitudine.
E solo allora il centro della cattiveria diventerà costruzione sociale.













